Evitare i cambiamenti è una cattiva abitudine? (Shahruz)

EVITARE I CAMBIAMENTI È UNA CATTIVA ABITUDINE?

Pubblicato da Shahruz on martedì 8 settembre 2009

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Le abitudini malsane hanno delle conseguenze negative sul nostro tenore di vita.

Siamo tendenzialmente portati a mantenere le nostre modalità perchè da molto tempo ci siamo abituati.

Che cosa succede se rimandiamo i cambiamenti?

E’ evidente che molto di quello che ci circonda resterà invariato.

Certo non è un problema se la nostra vita è un successo; la cosa preoccupante è se invece siamo terribilmente insoddisfatti.

Fare dei cambiamenti è come distruggere un edificio per costruirne un altro al suo posto.

Questo edificio rappresenta le nostre strutture mentali, i nostri ideali, le nostre priorità e convinzioni.

Ogni azione che facciamo è il risultato di questo intricato labirinto di direttive che abbiamo assimilato negli anni da quando eravamo piccoli in avanti.

Ma anche le nostre difficoltà saranno lo specchio di queste abitudini ed impostazioni mentale, come naturale conseguenza di ciò.

Per fare un esempio, se siamo abituati a non fare sport, col trascorrere degli anni sarà naturale che la nostra forma fisica non sia delle migliori.

Se invece il nostro lavoro ci costringesse a compiere frequenti trasferimenti, col tempo soffriremo di uno stress dovuto a questo stile di vita.

Uno dei motivi per cui la gente non vuole cambiamenti è perchè ha paura.

Tra le convinzioni sociali che abbiamo acquisito c’è anche quella che ci insegna che “il cambiamento è pericoloso”.

Provate solo a pensare verso cosa si ha dei pregiudizi.

Di solito sono sempre cose che non conosciamo bene, le temiamo e ce ne teniamo alla larga.

Il fatto stesso che non le conosciamo implica che non le abbiamo sperimentate, dunque sarebbero già un cambiamento.

La catena di associazioni indica che se per noi le novità sono pericolose, allora faremo di tutto per evitarle.

Non importa se una modifica di comportamento abbia l’effetto di migliorare uno o più campi della nostra vita, il punto è che noi ci troveremo di fronte a due desideri e necessità contrapposte: 1) necessità di crescere 2) evitare i potenziali pericoli.

Siccome il cervello lavora sempre al risparmio, la soluzione più gettonata è sempre quella di ‘adattarsi’, ovvero abituarsi a quello che ci accade. Perchè ci permette di non stressarci troppo nella ricerca di soluzioni i cui effetti possono essere sconosciuti e quindi rischiare di peggiorare le cose.

Questo è un atteggiamento orientato al fallimento.

Se di fronte ad una crisi ci si adegua e si sopporta per paura di sbagliare strada, nel migliore dei casi le cose resteranno come sono.

Un atteggiamneto orientato al successo prevede di cercare ed applicare nuove strategie allo scopo di identificarne alcune di efficaci. Non significa che le persone di successo non sbaglino mai; anzi, alcuni personaggi famosi sostengono che prima di arrivare al successo hanno avuto almeno 3 o 4 fallimenti.

Facendo un confronto e proiettando le due strade possiamo vedere che:

orientamento di fallimento= 1 o 0 fallimenti, ma evitano anche i potenziali successi. Infatti non si tenta neanche perchè non si è disposti a rischiare le risorse iniziali.

orientamento al successo=1-2-3-4-5…..N fallimenti, ma poi imparano la ricetta e replicano un infinità di azioni di successo.

Perchè il problema nel cambiamento non è sbagliare, quello è scontato che accada. Lo scopo è imparare da ogni sbaglio le strategie migliori per avere successo la volta seguente, in modo da saperlo ripetere a piacimento. Il successo non deve essere casuale, ma frutto di piccoli aggiustamenti ragionati.

La sindrome della rana in pentola

Un particolare esperimento ha rilevato come si comporti una rana lasciata cadere in una pentola piena d’acqua.

Nel primo caso, la pentola contiene dell’acqua bollente, e come la rana tocca il liquido, la reazione è talmente violenta che con un balzo scatta immediatamente fuori dalla pentola.

Nel secondo caso, la pentola contiene acqua fredda, la rana viene fatta cadere dentro e poi si accende il fuoco. L’acqua si scalda lentamente e piano piano comincia a bollire. La rana non fa una piega e continua a restare dentro nonostante la temperatura salga. Alla fine l’acqua è così calda che la rana viene bollita senza che tenti di fuggire.

In altre parole se la differenza di calore era evidente, la rana se ne accorgeva e reagiva istantaneamente saltando fuori; se invece l’acqua si scaldava gradualmente, la rana si abituava e restava dentro fino alla morte.

Questo esempio può essere applicato anche all’uomo.

Ci sono situazioni in cui un piccolo cambiamento all’origine delle cose, avrebbe permesso di ottenere un esito differente. Per esempio quando qualcuno si ritrova con persone che gli hanno mancato di rispetto una volta, e poi il giorno dopo e quello successivo ancora, a distanza di mesi si ritrovano ad essere sfottuti dall’intero quartiere. E’ diventata un’abitudine, è bollito dentro la sua mancanza di autostima.

Se invece una persona che non conosciamo ci insulta sfacciatamente per strada, siamo molto più attenti a lasciar correre un simile comportamento. E’ come la rana che scatta.

Per chi legge e conosce il senso biologico delle malattie, sarà subito chiaro che abitursi ad un avvenimento conflittuale, può costare caro in termini di salute.

Parlando con la gente ho notato il seguente paradosso.

Poichè le persone tendono ad abituarsi agli elementi che li infastidiscono e li lasciano peggiorare, col tempo sono vittime di sintomi e di stress riconducibili a quegli stessi fattori.

La gente troverà sempre una giustificazione valida per non affrontare il suo problema.

Quando il conflitto è piccolo, lo si dimentica perchè tanto è modesto, non vale neanche la pena di metterci le mani.

Se il tempo passa e il conflitto non viene sistemato, le conseguenze potrebbero divenire un problema di salute anche molto grave. A quel punto la persona eviterà nuovamente di risolvere il suo conflitto perchè ha cose più importanti (secondo lei) a cui pensare; infatti una grave malattia è più importante della bega giudiziaria che sta logorando la famiglia da 10 anni.

Invero le persone non hanno molta paura di ammalarsi, hanno molta più paura a sistemare le cose che non funzionano, per questo si abituano.

Come quando un tubo perde acqua nel vostro bagno; invece di chiamare l’idraulico, il genio di casa applica una soluzione di emergenza tamponando la perdita con una gomma da masticare. “Tanto domani chiamiamo l’idraulico”. Dopo 6 anni il chewing-gum è ancora là e ci resterà per sempre.

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